Ricordo di Paolo Fabbri

Ricordi di un’amicizia : Paolo Fabbri, Bologna, Urbino, Parigi
(Paolo Carile)

Mi è stato chiesto di testimoniare della mia amicizia quarantennale con Paolo Fabbri, non di scrivere un ritratto del grande semiologo quale egli fu.

Il livello di queste righe è dunque quello della microstoria che ci accomuna e ci riguarda, per cui, parlare di lui mi costringe a parlare anche di me, dei vari incontri che ritmarono la nostra frequentazione amichevole.

La scomparsa di Paolo Fabbri, uomo dotato di uno stile rinascimentale e di un  erudizione poliedrica », è certo una grande perdita per la cultura internazionale, ma per me, come per altri, è anche la perdita di un amico che ammiravo molto quale esempio di grande latitudine intellettuale, quale esempio di intelligenza e di umanità.

Ci siamo conosciuti circa quarant’anni or sono all’Università di Bologna, dove insegnavamo discipline diverse ma non prive di collegamenti, di interferenze. La sua apertura interculturale, il suo atteggiamento umano ironico e cordiale, il suo plurilinguismo senza affettazione, le sue qualità di docente preciso e molto comunicativo, che affrontava tematiche, a quel tempo, nuove, facevano di lui una personalità fuori dal comune. Invitato da vari Atenei, circolava tra Europa e Americhe e trasmetteva informazioni, riflessioni, esperienze per me inedite. Da lui imparavo sempre qualcosa. Eravamo coetanei e il dialogo si sviluppo’ facilmente, alimentato da curiosità intellettuale e da simpatia. Ci ha avvicinato anche la comune passione per la cultura e la lingua spagnola, oltre che la comune formazione centrata sulla cultura francese e poi, negli anni successivi, la permanenza in Francia di ambedue ; ammiravo la ventata di modernità che aveva portato negli studi umanistici, il suo interesse per l’arte contemporanea e il collegamento con l’industria culturale che esercitava come direttore di collane, di riviste, di mostre, come traduttore….

Nel corso degli anni abbiamo avuto l’occasione di legare amicizie con varie personalità del mondo artistico-culturale che incontravamo separatamente e a volte insieme.

A Bologna avevamo delle conoscenze comuni come il filosofo Enzo Melandri, il critico Renato Barilli, lo scrittore Gianni Celati e, piu’ recentemente, la scultrice Mirta Carroli che è diventata membra di Italiques.

Nel 1994, insieme al collega della Sorbona Michel Murat, organizzai all’Università di Ferrara un convegno italo-francese su « Julien Gracq in Italia », la curatela degli Atti fu fatta da Isabella Pezzini, allieva di Fabbri e ora affermata semiologa all’Università di Roma. Poi, quando Paolo era Direttore dell’Istituto Culturale di Parigi frequentavamo ambedue il grande pittore Valerio Adami, emiliano, anche lui come noi.

Il nome di Adami mi fa ricordare che Omar Calabrese, pure lui semiologo dell’arte di fama internazionale, che conobbi a Bologna, grazie a Fabbri, ne curo’ il catalogo « Teoria e pratica dell’arte », poco prima di morire prematuramente.

Un altro luogo particolare che, per ragioni diverse, ci vide di nuovo avere le stesse frequentazioni fu l’Università di Urbino. Paolo vi aveva co-fondato e diretto il Centro di Semiotica. Io ero amico del Rettore Carlo Bo, negli anni Ottanta fui Segretario generale e poi presidente dell’associazione SUSSLF, che riuniva tutti i docenti di lingua e di letteratura francese delle Università italiane e in quella veste, parlandone spesso con Paolo, organizzai a Urbino degli incontri, dei convegni, tra cui il più notevole fu forse quello dedicato agli « Studi francesi in Italia tra le due guerre », aperto da una splendida introduzione di Carlo Bo intitolata « Le ragioni della Francia ». Di una Francia che, come disse, era « la Francia dell’intelligenza…che era stata la nostra maestra e la nostra guida ». L’incantevole cittadina era un luogo di molteplici incontri letterari, artistici, culturali, ove si era creata una gradevole atmosfera di convivialità dalle simpatiche sfaccettature. Ci si incontrava nella casa di Carlo Bo’ dalle pareti interne tappezzate di scatole di sigari, oppure nel bar del centro, il caffé del Sole, dove si ritrovavano abitualmente i docenti dell’Ateneo e dove a volte veniva anche Giovanni Spadolini, bon vivant con una prodigiosa cultura, che tutti ascoltavamo con ammirata attenzione.

Un terzo periodo di incontri e di collaborazioni si colloca a Parigi quando Paolo era stato nominato Direttore dell’Istituto Italiano di cultura ed io vi avevo fondato e presieduto l’associazione culturale interdisciplinare Italiques. Le occasioni quindi erano molteplici e continuarono anche dopo il suo rientro in Italia. Partecipo’ ai convegni dei Italiques,  non solo a Parigi ma anche a Roma e a Bruxelles… quindi la sua presenza attiva ha accompagnato per anni la nostra associazione con interventi  sempre brillantissimi ed originali; mi limito a ricordare i due ultimi,  pubblicati nei volumi « Vent’anni di Italiques » e « 1997 – 2017 : vent’anni di scambi culturali italo-francesi». Paolo Fabbri ci forni’  inoltre consigli, suggerimenti, contatti assai utili nel corso degli anni.

In definitiva, la lunga amicizia personale era diventata il cemento di un’attività culturale collettiva che strutturava la nostra esistenza di cittadini del mondo, ma di un mondo che andava costantemente difeso dalle incessanti minacce dell’irrazionalità. Un mondo virtuale che nel corso dell’ultimo decennio ha perso Omar Calabrese, Umberto Eco, Paolo Fabbri, tre grandi semiologi che ci hanno lasciato nel 2012, nel 2016 e nel 2020, tre intellettuali, docenti dell’Ateneo bolognese e motori mobilissimi della cultura internazionale il cui contributo indelebile non onora solo Bologna ma è diventato un patrimonio mondiale.

La micro-storia di un’amicizia pluridecennale mi auguro possa essere stata l’occasione per un piu’ ampio sguardo retrospettivo su persone e luoghi che hanno lasciato un segno significativo nel campo della cultura e dell’arte. Il ricordo, la memoria giustificano quanto scrisse Paul Éluard :

« La nuit n’est jamais complète
il y a toujours au bout du chagrin une fenêtre éclairée
il y a toujours un rêve qui veille ».

Paolo Carile

Paolo Fabbri, Patrice Vermeren.
Convegno « 1997-2017 : vingt ans d’Italiques, vingt ans d’échanges culturels franco-italiens »,
Paris, Grand Salon de la Sorbonne, 8 dicembre 2017.

Miguel Angel Cuevas, Jean-Charles Vegliante, Valdo Spini, Carole Cavallera, Paolo Fabbri.
Convegno « 1997-2017 : vingt ans d’Italiques, vingt ans d’échanges culturels franco-italiens »  
Paris, Grand Salon de la Sorbonne, 8 dicembre 2017.

Paolo Fabbri: Superare l’Io per essere “noi”

HOMMAGE À PAOLO FABBRI,
Page dédiée à Paolo Fabbri sur le site de l’Association Française de Sémiotique,  publiant des témoignages d’affection
et rassemblant quelques traces vivantes de notre ami récemment disparu.

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