Luca Francesconi, Prix Italiques 2018

Remise du Prix Italiques à Luca Francesoni, par Jean Musitelli,
pour l’opéra Trompe-la-mort,
Roma, Ricordi, 2017

Roma, Fondazione Primoli, 1 diciembre 2018

L’Associazione Italiques aveva nel 2018 la responsabilità e il piacere di assegnare il suo premio annuale a un’opera italiana che avesse per oggetto la cultura e la società in Francia, pubblicata o creata nei tre anni precedenti. Il Premio Italiques 2018 è stato attribuito dalla giuria internazionale a Luca FRANCESCONI, compositore italiano, per l’opera (musica e libretto) intitolata Trompe-la-mort, ispirata alla Comédie humaine, in creazione mondiale all’Opéra national de Paris – Palais Garnier il 16 marzo 2017. Porgiamo al Maestro Francesconi le nostre più sentite congratulazioni.

Il Premio rende omaggio a una triplice passione: quella di Francesconi per la creazione operistica, quella sua per la letteratura francese (Balzac, dopo Laclos) e, attraverso l’esigente lettura del compositore, la passione di Balzac stesso per l’opera (era Rossini però). Questi riferimenti sottintesi palesano la distanza della partitura musicale di suoni e ritmi di Trompe-la-Mort rispetto all’opera lirica dell’Ottocento. L’autentico choc uditivo provato dal pubblico è il risultato, stupendo, della ricerca di Francesconi. Conservando la presenza di brani melodici e strofici (le arie di Esther, per esempio) ma inventando combinazioni di strumenti diversi (pianoforte e clavicembalo, oboe, percussioni, fisarmonica, un sintetizzatore…), usando tutti i registri della vocalità (il parlato, il grido, il canto per solista o coro), Francesconi crea una musica risolutamente inedita seppur esente da qualsiasi ostentazione avanguardistica: comunica a chi ascolta che la Storia (S) e la cultura sono complesse e contrastate, irregolari come il successo o lo scacco di Rastignac, di Lucien, di Vautrin nella società.

Come indicato dal titolo, la figura di grande potenza che Francesconi ha posta al centro del suo lavoro di sintesi, è ispirata a Jacques Collin, l’affascinante e corruttore personaggio-chiave della Comédie humaine che si nasconde in più romanzi (Le Père Goriot, Illusions perdues, Spendeurs et misères des courtisanes) sotto diversi pseudonimi: Vautrin quando incita Rastignac a soddisfare la sua brama di denaro, Trompe-la-Mort che è il suo soprannome da forzato, Carlos Herrera il finto sacerdote che dissuade Lucien de Rubempré di suicidarsi e stringe con lui il patto faustiano del successo in cambio dell’assoluta ubbidienza. La fedeltà al testo di Balzac è sempre rigorosa: il libretto, ovviamente redatto e cantato in francese, rispetta le parole dello scrittore; oppure, tocca a una luministica per così dire “narrativa” di manifestare la diabolica trasformazione di Collin descritta da Balzac (si guardi il volto-maschera gore del cantante). Il dinamismo drammatico di Trompe-la-Mort, ossia la sorte di Lucien a partire dal patto, non è lineare, così come in Balzac non erano lineari né la “vita” del personaggio né la narrazione. Francesconi sottolinea, con una costruzione stratificata, le forme di manipolazione e malvagità che permeano tanto l’azione di Collin, che ha perduto la propria anima nella serie delle sue finte identità, quanto le vicende di Lucien e degli altri personaggi: in questi “entre-deux”, materializzati dall’apparizione e sparizione di verticali pannelli luminosi nell’oscurità, si annida l’attività ricettiva dell’ascoltatore-spettatore. La scenografia e la regia richieste dall’opera sfruttano la totalità delle arti dello spettacolo (con l’attrezzeria del teatro, con l’uso del video e perfino con le ironiche allusioni cinematografiche portate dagli interni del Palais Garnier) per articolare en abyme i quattro livelli di falsità che Francesconi vuole smascherare: le apparenze che trionfano nella vita sociale, la dissimulazione delle pulsioni profonde (si ascolti, alla fine, l’Aria de la soutane cantata da Collin), l’inganno e la vita per procura sotto mentite spoglie, le illusioni infine che necessariamente accompagnano lo scontro con la brutale realtà. Ora, lo smontaggio sullo spazio scenico della fabbrica dell’illusione teatrale non vale solo a ribadire la vecchia concezione che «tutto il mondo è un teatro» ma serve pure a coinvolgere il pubblico: il cinismo di Trompe-la-Mort è certo un esempio storico dell’avidità dell’homo economicus ma anche il sintomo del lato oscuro celato in ognuno di noi. Da ciò, il forte impatto emotivo e il turbamento che quest’opera provoca: basti dire che la forza di svelamento sociale e simbolico si estende all’attualità. E, a quel riguardo, il lavoro di Francesconi ci è sembrato molto consono al progetto di Italiques: conoscere la cultura e il passato, non per dimenticarli, ma per fondare, vivificandoli, la nostra comprensione del presente.

Italiques si augura che molti amatori, nei maggiori teatri lirici del mondo, abbiano la fortuna di vedere quel magnifico Trompe-la-Mort e rinnova i suoi più vivi complimenti a Luca Francesconi.

Dominique Budor

Risposta di Luca Francesconi

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